È da un po’ che non metto mano alla scrittura di un articolo, ma negli ultimi due mesi ho giocato per la prima volta alla saga di Kingdom Heartse devo ammettere che avevo il bisogno di esprimere tutte le mie opinioni a riguardo. Purtroppo, sono stato cieco quando ho posseduto la PS2 e ho mancato questa perla del mondo videoludico; più volte mi è stato detto di abbandonare tutto quello a cui stavo giocando per recuperare questi titoli, e cosi, quando hanno messo la Final Mix scontata, non mi sono fatto sfuggire questa occasione; inoltre su Amazon ho comprato anche il terzo capitolo. Sarò onesto con voi: ho sempre sottovalutato la saga di Kingdom Hearts, ammetto di aver avuto un enorme pregiudizio a riguardo, non mi ha mai convinto. Più volte con il mio collega Arturo Perrotta discutiamo del mondo videoludico e ogni santo giorno mi assillava dicendo di recuperare i giochi, ma ho sempre declinato la proposta. Finché, a marzo, vedendo tutta la saga scontata a venti euro; ho deciso di acquistarla e iniziare l’avventura.
La Città di Mezzo
Dal momento in cui ho iniziato il primo capitolo, mi sono subito reso conto che questo non era un gioco banale, un gioco dove semplicemente si vaga nei mondi Disney, ma molto di più. Una saga dove il tema dell’amicizia viene raccontato in mille sfaccettature, dove il concetto del cuore, anche letteralmente parlando, è onnipresente. Tutti sappiamo che all’inizio veniamo sottoposti a delle scelte, e solo dopo un po’ ho scoperto che queste servivano a determinare la velocita di level up e, dato che sono sfortunato, ho scelto quella più lenta; in seguito, dopo la fase dell’Isola del Destino, veniamo catapultati alla Città di Mezzo (l’Hub di gioco, per intenderci), e da lì inizia il vero gioco; anche adesso che scrivo, ho in mente la colonna sonora della Città, forse una delle più belle dell’intera saga. Nel momento in cui ho iniziato a muovermi e a scoprire tutti i misteri, ho pensato che finalmente giocavo ad un gioco di altri tempi, in stile inizio anni 2000, che subito mi ha preso e mi ha fatto dimenticare tutto il resto. L’esplorazione dei vari mondi l’ho subito adorata, e quando ho scoperto che le colonne sonore erano quelle originali Disney ho pianto a dirotto ogni volta che entravo in un mondo nuovo. Esplorare, cercare tutti i bauli, darsi al completismo era una cosa piacevole, non stucchevole, insomma, per farla breve, il primo “Kingdom Hearts” è superiore alla maggior parte dei tioli usciti negli ultimi anni. Un titolo dove finalmente ci si diverte, dove il senso stesso del videogioco è rappresentato alla perfezione, senza badare alla grafica, che diciamocelo, non è la parte fondamentale dei giochi. Nonostante sia un gioco di 22 anni fa, il sistema GDR non l’ho trovato affatto “vetusto”, anzi, è stato molto interessante passare delle ore nel negozio Moguri per creare gli oggetti che mi rendessero la vita più facile contro i boss. Così come il combattimento che già all’epoca dava la possibilità di costruire tante build, e di poter scegliere lo stile preferito; sono rimasto sorpreso dalla qualità del gioco da questo punto di vista; per gli anni 2000 è molto avanzato come meccaniche. Un bel elemento da usare durante i combattimenti sono le evocazioni, che sarebbero altri personaggi Disney, come Simba; quest’ultime sono sicuramente molto utili e rappresentano un supporto aggiuntivo, ma personalmente le ho utilizzate pochissimo, preferendo il combattimento normale. Non vi nego che ho molti rimpianti per non averlo giocato in passato, quando uscì la prima volta; sarei molto curioso di vedere il me stesso da bambino che affronta i vari boss e si scervella per capire come oltrepassare i vari ostacoli. Penso che SquareEnix abbia fatto una mossa molto saggia, ovvero quella di non mettere boss impossibili nella main quest, dando a tutti la possibilità di portare a termine la storia (forse solo un boss è realmente impegnativo), ovviamente non sono una passeggiata e comunque servirà un certo impegno per sconfiggerli tutti; per chi vuole una sfida più complessa, invece, c’è il torneo al Monte Olimpo che tiene impegnati per un bel po’. Sul Monte Olimpo, infatti, ci saranno una serie di tornei che dovremo affrontare, ma quelli più complessi sono di certo la Coppa Ade e quella dove si affronterà il buon Sephiroth, che vi terranno impegnati un sacco di tempo. Osservando l’intera saga il primo capitolo è quello più introduttivo; infatti, rispetto agli altri è quello che ha la storia più “semplice”, e questa è stata, a parer mio, la mossa più intelligente, ovvero introdurre il pubblico a questo mondo in maniera molto leggera, per poi rendere tutto più stratificato con i capitoli successivi. Forse la parte che del primo capitolo mi è piaciuta meno è il doppiaggio, l’ho trovato troppo piatto e con poca enfasi, per usare un termine linguistico, troppo “standard”; nonostante tutto è quello a cui mi sono affezionato di più, per quanto il secondo capitolo sia mastodontico.
Crepuscopoli
Alla fine del primo capitolo ho capito che gli spinoff di Kingdom Hearts sono estremamente fondamentali; infatti, uno dei personaggi più belli verrà introdotto nel secondo spinoff precedente il secondo capitolo principale, “Kingdom Hearts 358/2”. Nella Final Mix ho tutti gli spinoff a disposizione, ma controllando un po’ in rete ho notato che all’epoca sarà stato un incubo per i fan della saga, infatti i vari capitoli secondari erano presenti su più piattaforme, e questo implicava che per recuperarli tutti bisognava acquistare le console sulle quali era stato pubblicato; discutendo con il mio collega Arturo Perrotta, l’ho sempre considerato un grande difetto, dato che gli spinoff sono estremamente importanti e cambiare sempre console è molto dispendioso in termini economici. “Kingdom Hearts 2” inizia a Crepuscopoli e giochiamo con Roxas, un personaggio che nella sola fase iniziale è in grado di far breccia nel cuore di tutti. La storia di questo secondo capitolo è un qualcosa di favoloso, nonostante diventi più stratificata e complessa è impossibile stancarsi e annoiarsi di fronte a tanta magnificenza; per non parlare del fatto che il concetto di amicizia qui è ancora più bello e commovente, soprattutto quando vediamo il rapporto Axel-Roxas. Anche in questo capitolo dovremo esplorare i mondi Disney, alcuni li abbiamo già visti nel precedente capitolo ma molto più ampliati, altri sono nuovi; a pare mio i più belli sono: Pirati dei Caraibi, La bella e la Bestia e il Re Leone. A proposito di Pirati dei Caraibi, tralasciando il fatto che sono molto legato alla saga cinematografica e giocare insieme a Jack Sparrow con le colonne sonore ufficiali è stato bellissimo, alla fine, poco prima che Sora e Jack si salutino, vediamo che il buon capitano impugna per un attimo il Keyblade, un possibile eroe? Forse lo rivedremo nel quarto capitolo? Non succede, ma se succede sono molto felice. Per quanto riguarda il gameplay, ho apprezzato tantissimo l’aggiunta del comando di reazione durante i combattimenti, li rendono molto più dinamici e divertenti, ma anche al livello estetico è estremamente bello ammirare Sora fare quelle acrobazie. Tra l’altro è ancora più interessante il fatto che il suddetto comando varia a seconda del nemico che si sta affrontando, e ciò implica che si potrebbe effettuare un combattimento quasi solo premendo quel comando. Aggiunta interessante al gameplay sono le fusioni, ovvero delle fasi in cui Sora si “trasforma” e può compiere delle mosse inedite. Le fusioni possono essere potenziate singolarmente e una volta che le si massimizza, si riescono a fare una quantità esorbitante di danni; non a caso molte delle ore passate in game le ho usate per farmare e potenziarmi al massimo, dato che nel gioco i boss, anche quelli principali, sono più difficili rispetto al primo capitolo, quindi essere efficienti è essenziale. Tutta la storia di KH2 è incentrata non solo sulla lotta contri i Nessuno, ma rappresenta anche le varie fasi in cui Sora inizia a crescere e maturare; in tutti i mondi c’è sempre una relazione amorosa tra i vari personaggi, e vedere Sora immaginare il suo rapporto con Kairi è un qualcosa che stringe al cuore. Perché Kingdom Hearts è anche questo, fare il possibile per la persona che si ama, anche arrivando ad un passo dalla morte, anche diventare un Heartless (come è accaduto nel primo capitolo). È un insegnamento a non mollare mai, al fatto che collaborando con degli amici si possono superare tutte le avversità e raggiugere il proprio obbiettivo. Per questo adoro il modo di narrare giapponese, perché loro prendono un concetto “semplice” come l’amore e l’amicizia e lo edificano in maniera sublime. Il finale è commovente, vedere il trio che ritorna alle Isole del Destino, dopo tante peripezie; e quando Sora raccoglie la bottiglia in cui è contenuto un messaggio di Topolino, noi giocatori esultiamo insieme a lui, perché sappiamo che non è ancora finito tutto, ma una nuova avventura ci attende.
Xehanort e i suoi molti volti
Non a caso si chiama così questo paragrafo, dato che il buon Xehanort da “Kindom Hearts – Birth by Sleep” fino alla fine di “Kingdom Hearts 3” sarà estremamente centrale. Nel finale di KH2, infatti, è possibile vedere una scena post credit che ci introduce al finale di Birth by Sleep, uno spinoff ambientato dieci anni prima gli eventi che riguardano Sora e che introducono tre personaggi bellissimi, sto parlando di Aqua, Ventus e Terra, dei vecchi eroi del Keyblade che affrontarono Xehanort in passato. È forse lo spinoff più importante dato che tutto quello che accadrà nel terzo capitolo principale della serie sarà ripreso direttamente da qui. Da come mi era stato detto in BBS non hanno fatto una rivoluzione in termini di gameplay, dato che il gioco uscì per PSP, e per causa di forza maggiore c’erano dei limiti che impedivano di effettuare il salto di qualità, e nonostante l’abbia giocato su Xbox, questa “arretratezza” rispetto a KH2 l’ho sentita eccome. Ma quello che maggiormente mi ha colpito è la storia che coinvolge i tre protagonisti, una storia che è tranquillamente al livello dei capitoli principali e riesce a far breccia in molti. Devo ammettere che il mio personaggio preferito è Aqua, la quale ha perso tantissimo sia per salvare Ventus, ma soprattutto per Terra, sacrificandosi e rimanendo per dieci lunghi anni nel Reame Oscuro. Però non è oro tutto ciò che luccica e devo ammettere che con gli spinoff che precedono il terzo capitolo sono state cambiate troppe carte in tavola, mi spiego meglio: tutta la parte di Xehanort che viaggia indietro nel tempo è estremamente confusionaria, inoltre in ogni capitolo viene aggiunta una “regola” nuova per quanto riguarda il funzionamento dei Nessuno, Heartless e quant’altro. Ammetto che più volte ho dovuto prendere appunti perché non riuscivo a stare al passo; non è scritto male o brutto, ma a volte non è chiarissimo. E arriviamo al capitolo tanto criticato della saga: “Kingdom Hearts 3”. Come già ho detto non ho mai visto nulla di KH e come tutti i capitoli ero all’oscuro sulle notizie esterne, ma non posso negare che anche io ho sentito le tantissime voci che circondavano il gioco, ed ero molto curioso di capire il perché. Dopo le prime ore, non capivo dove fosse il problema, dato che il gioco era perfettamente in linea con i capitoli precedenti, poi però ho iniziato ad esplorare i mondi ed ho compreso che dopo le prime tre ore circa, lo spirito che possedevano i giochi precedenti era venuto meno. “Kingdom Hearts 3” è il gioco meno Kingdom Hearts di tutti, infatti, tranne per l’inizio e la fine, tutto il capitolo è un enorme esplorazione dei mondi Disney-Pixar; sembra più un enorme museo che un vero e proprio Kingdom Hearts. Ciò mi è dispiaciuto molto perché il finale l’ho apprezzato tantissimo, e guardando al gioco in generale mi viene da dire che questa è un’enorme occasione persa, dovranno rifarsi con “Kingdom Hearts 4”. Per quanto riguarda il comparto tecnico, “Kingdom Hearts 3” è il più bello della saga, graficamente ed esteticamente sono stati fatti dei passi enormi, e questo nell’esplorazione dei mondi si nota tantissimo. Uno dei mondi che maggiormente mi ha colpito è quello di Pirati dei Caraibi, dove i soggetti sono perfetti quasi al livello di, e mi azzardo a dirlo, “Red Dead Redemption 2”; ho fatto dei confronti con i film e sono stati ricreati anche i più piccoli dettagli. Stessa cosa i personaggi principali, come Paperino dove sono state ricreate le piume e i peletti; insomma, è forse uno dei mondi, esteticamente parlando, più belli. E forse anche questa “troppa” bellezza può essere considerato un difetto del gioco, mi spiego meglio: è come se avessero voluto mostrare gli attributi con la saga di Kingdom Hearts, non che loro ne avessero bisogno, però mi è parso che volessero dimostrare di realizzare un gioco della saga più moderno. In questo non c’è nulla di male, anzi, è da apprezzare il lavorone svolto, ma se avessero impiegato lo stesso impegno anche nella scrittura di una trama più corposa, sarebbe uscito fuori un risultato migliore di quello visto. Altro difetto a parer mio, è che hanno voluto riproporre di nuovo le stesse dinamiche, come a voler essere nostalgici nei confronti dei fan storici: come il caso del mondo di Winnie the Pooh, dove ricompare per la terza volta in una quantità di tempo limitato, dove dovremo risolvere delle sfide in stile “Candy Crush”; quando ho rivisto questo mondo ho pensato “oh no, di nuovo!”, per quanto nei primi due capitoli l’abbia adorato. Penso, da neofita di Kingdom Hearts, che la saga avrebbe bisogno di una svecchiata, non nel senso di tipologia di gioco, ma di storia in generale. È un pochino come il caso di “Assassin’s Creed” ma al contrario: lì non si riesce a scrollarsi di dosso il peso di Ezio Auditore, qui, invece, sembra che non vogliano mettere un po’ da parte la storia di Sora. Sarebbe molto interessante se Sora divenisse un protagonista secondario nei prossimi capitoli, magari introducendone uno nuovo che, accompagnato da qualche personaggio Disney o magari Final Fantasy, esplori i mondi affrontando dei nuovi nemici, e magari risolva il problema di Sora, che ricordiamo essere intrappolato nel mondo virtuale di Verum Rex e non credo possa muoversi da lì; osservando il finale di “Kingdom Hearts 3” penso che la direzione sarà questa, dato che Xehanort è andato e sembra essere Xigbar-Luxu il nuovo villain principale, insieme ai Foreteller. Quindi potremmo vedere un doppio filone narrativo: il primo esterno a Verum Rex con un protagonista nuovo, e il secondo, interno, con Sora.

Conclusioni
Non me lo sarei mai aspettato, ma sono veramente felice di essere entrato in questa saga, in effetti era una mancanza troppo grande, e sentivo che colmarla sarebbe stata la mossa giusta, ringrazio di cuore il mio collega Arturo che di fatto è stato lui ad inculcarmi la passione per questa storia. Kingdom Hearts è una pietra miliare del mondo videoludico, il modo in cui sono riusciti a intersecare i mondi Disney con quelli di Final Fanatasy è stupendo, anche perché quelli che vediamo non sono delle mere imitazioni, ma i veri e propri personaggi, con le loro caratteristiche e personalità. Inoltre, a Kingdom Hearts devo molto il fatto che mi ha fatto conoscere alcuni mondi Disney di cui conoscevo poco, o magari di film che non ho visto quando ero più piccolo. Giocando alla saga mi sono ancor di più reso conto del grave problema presente nell’industria videoludica, ovvero che oggi i giochi puntano troppo alla grafica, andando magari a creare dei prodotti vuoti e stucchevoli; gli sviluppatori sembrano dimenticarsi quale sia il vero spirito e l’anima dei videogiochi: divertirsi. Come già ho detto all’inizio il primo “Kingdom Heart” è un gioco di ventidue anni fa, ma è superiore alla maggior parte dei titoli usciti negli ultimi anni, io l’ho apprezzato fino in fondo, e questo denota che la bellezza non risiede solo in qualcosa di pompato graficamente, ma anche in prodotti più umili.
Giuseppe Cangiano