Assassin’s Creed da perla a “casual game”

Ammetto che prima di iniziare a scrivere questo articolo ho pensato molto a come potessi trattare l’argomento. Questo perché il videogioco di cui vi parlerò mi è molto caro, sto parlando della saga di Assassin’s Creed. Ormai 15 anni sono passati dall’uscita del primo capitolo e non vi nego che ogni volta che ripenso a quei momenti non riesco a non commuovermi. Ciò è dovuto al fatto che sono cresciuto con questa saga; inoltre è grazie a quest’ultima che la mia passione per le arti umanistiche è iniziata ad ardere, cosa che poi mi ha portato ad iscrivermi alla facoltà di lettere moderne.

Ricordo ancora l’entusiasmo che mi pervadeva ogni qual volta veniva annunciato un nuovo capitolo, per non parlare di tutti i momenti che passavo a studiare i vari periodi storici per essere preparato al meglio ad affrontare una nuova avventura.

Devo rilevarvi che mi sono imbattuto nella saga per puro caso girando i video su YouTube, e guardando al me del passato ricordo solo un grande sorriso nel vedere ciò che offriva questo gioco.  Come molti miei coetanei ho iniziato con Assassin’s Creed 2, da molti ritenuto (anche da me) il miglior capitolo della saga. La cosa sorprendete era vedere un Italia rinascimentale ricostruita nel minimo dettaglio, non solo per quanto riguarda i luoghi ma anche i personaggi che si potevano incontrare, da Leonardo da Vinci a Rodrigo Borgia passando per Machiavelli, giusto per citarne alcuni. Ovviamente i vari giochi non offrono una fedele riproduzione dei fatti storici, infatti la storia è modellata sui protagonisti che sono totalmente originali, però i vari capitoli possono essere presi come una buona base di partenza da cui poi approfondire l’argomento. Ad esempio Assassin’s Creed Valhalla tratta benissimo alcune leggende norrene.

Come avete letto dal titolo, la saga nel corso degli anni ha perso il fascino che invece caratterizzava i primi capitoli ed è proprio questo che voglio trattare nell’articolo, ovvero lo strafalcione che purtroppo hanno subito i vari giochi negli ultimi anni.

Periodo 2007-2012, la saga di Desmond Miles

Uscito il 15 novembre 2007, Assassin’s Creed portava con sé una ventata di novità sia per la storia trattata sia per il gameplay. Pensate alla reazione di un giocatore quando scopre che il personaggio può arrampicarsi ovunque e con una lama assassinare i suoi nemici. Il primo capitolo è ambientato in Terra Santa e segue le vicende di Altaïr Ibn-La’Ahad il quale appartiene all’ordine degli assassini. Scopo di questo ordine è contrastare la fazione nemica, cioè i Templari, che vogliono, senza troppi giri di parole, controllare il mondo. L’altra grandissima novità del titolo è che tutto quello che vediamo con gli occhi di Altair non sono nient’altro che ricordi riportati alla luce grazie ad una macchina chiamata Animus. Infatti il reale protagonista è Desmond Miles, il quale è discendete di Altair. L’animus attraverso il DNA di una persona riesce a far rivivere i ricordi dei propri antenati e Desmond ne aveva alcuni molto caotici.

Per quanto il primo capitolo soffrisse di seri problemi (era troppo legnoso nel parkour e nel combattimento), ebbe un discreto successo, difatti ciò spinse Ubisoft a creare un seguito.

È con il secondo capitolo della serie (uscito nel 2009) che la saga si Assassin’s Creed divenne famigerata in tutto il globo. Ambientato in Italia rinascimentale e con un protagonista molto carismatico, Assassin’s Creed 2 è stato in grado di entrare nel cuore di migliaia di giocatori. In questo secondo capitolo vengono rimosse alcune problematiche presenti nel primo, infatti il parkour diventa molto più fluido ed anche il combattimento, per quanto fosse ancora legnoso, è reso leggermente più dinamico. Altra grandissima novità, che vedremo da questo capitolo in poi, è il modo in cui viene trattata la storia reale del mondo. Mentre nel primo gioco l’ambientazione della Terra Santa fungesse esclusivamente da sfondo e niente più, qui la situazione cambia radicalmente. Nel secondo capitolo l’ambientazione rinascimentale non svolge il solo ruolo di sfondo ma è posta in maniera dinamica, infatti ogni qual volta passeremo accanto ad un monumento storico oppure quando incontreremo un personaggio famoso verremo notificati con un messaggio e aprendolo potremo leggere tutta la storia a riguardo.

Assassin’s Creed 2 sancisce l’inizio della saga di Ezio Auditore che vedremo anche nei due successivi capitoli della saga, ovvero Assassin’s Creed Brootherhood (2010) e Assassin’s Creed Revelations (2011). Per quanto riguarda ACB non ho molto da dire in quanto è la continuazione della storia di Ezio iniziata in AC2 e la grandissima differenza è proprio nell’ambientazione, infatti non ci troveremo più tra Firenze e Venezia ma a Roma.

Il discorso purtroppo cambia per quanto riguarda ACR dove iniziano a notarsi le prime crepe che purtroppo in futuro saranno incolmabili. Sia ben chiaro il gioco non è affatto brutto e la storia è molto affascinante, (soprattutto le sezioni in cui dovremo rivivere i ricordi di Altair) ma non porta nessuna novità rispetto al capitolo precedente. ACB aveva implementato delle meccaniche nuove di gran rilievo per l’epoca: la possibilità di investire i soldi nei negozi sparsi a Roma, distruggere le torri dei Borgia per liberare i quartieri, alcune missioni secondarie dove dovremo uccidere dei particolari personaggi (che sono in realtà quelli che possiamo scegliere nella modalità multiplayer) e tante altre. ACR prende letteralmente tutte queste cose e le incolla a Costantinopoli andando ad aggiungere pochissimi elementi nuovi. ACR risulta essere ridondante, ripetitivo rispetto al passato ed è come se si percepisse la stanchezza degli sviluppatori, non a caso è il capitolo più debole della saga di Ezio. Infatti la degna conclusione della storia del carismatico italiano è da ritrovare nel film animato, Assassin’s Creed Embers, dove purtroppo ci saluta il nostro amato protagonista.

In seguito alla trilogia di Ezio il gioco ci porta in un’ambientazione del tutto nuova cioè l’America coloniale, nel momento in cui nascono gli Stati Uniti. Assassin’s Creed 3 (2012) ripercorre la vita di un nativo americano Connor Kenway (Ratonhnhaké:ton è il suo nome da nativo), il quale decide di unirsi alla confraternita, in seguito alla distruzione del suo villaggio ad opera dei templari comandati da suo padre Haythan Kenway. È un gioco che devo ammettere mi ha sempre colpito molto, sia per la buona scrittura dei personaggi ma anche perché inizia ad introdurre il concetto che nel bene può esserci del male e nel male può esserci del bene. Infatti durante la sua crescita Connor si rende conto che a volte gli assassini, quando agiscono, è come se indossassero dei paraocchi mentre i templari altre volte sembrano avere una mentalità più aperta. Concetto che sarà approfondito in un capitolo successivo della saga, ovvero Assassin’s Creed Rogue.

AC3 è a tutti gli effetti un degno successore dei giochi precedenti, in cui è ancora molto evidente lo spirito che caratterizza questi titoli. Una grande novità è rappresentata dalle battaglie navali che personalmente ho apprezzato tantissimo, infatti spesso ripetevo i ricordi delle missioni navali per rivivere quelle belle sessioni di gioco.

Purtroppo in questo capitolo ci saluta Desmond in quanto alla fine si scopre che per salvare il mondo dalla catastrofe è necessario un sacrificio e il protagonista, essendo il “Profeta”, decide di immolarsi per il bene dell’umanità.

Pensavo fosse questa la fine della saga, con la morte di Desmond si sarebbe potuto chiudere il cerchio iniziato nel 2009. Ed invece no, la saga, in maniera molto confusionaria da questo momento in poi, inizia un nuovo capitolo che io adoro definire “caotico”. Questo aggettivo non è utilizzato a caso perché la saga non sarà più la stessa. Inoltre il modo come vengono sminuiti i frutti dell’Eden è abominevole, prima oggetti rari in grado di soggiogare interi popoli, adesso giocattoli dati in mano a bambini.

Periodo 2013-2015, il Post Desmond Miles e inizio dell’ottava generazione

Qui inizia quello che ho definito post Desmond Miles, in quanto da questo momento in poi la saga avrà più protagonisti del presente che rivivono i ricordi degli assassini passati.

Il prossimo gioco uscito da casa Ubisoft è Assassin’s Creed Black Flag (2013), dove l’ambientazione è quella dell’epoca d’oro della pirateria. In questo caso gli sviluppatori hanno preso un elemento che evidentemente è piaciuto molto del capitolo precedente, ovvero le battaglie navali, e hanno creato un gioco tutto basato su questa meccanica. Ovviamente il tutto è di gran lunga migliorato e devo ammettere che nemmeno questo gioco mi era dispiaciuto al tempo in cui lo giocai.

Il protagonista è Edward Kenway ovvero il padre di Hytham e nonno di Connor. Inizialmente anche io avevo un po’ di confusione, ma proseguendo nella storia e arrivando al finale del gioco, si riesce tranquillamente a ricostruire l’albero genealogico della famiglia Kenway.

Il giudizio sul gameplay è scisso in quanto le battaglie navali sono realizzate relativamente bene, anche se bisogna dire che arrivati a metà gioco gli abbordaggi delle navi nemiche sono pressoché sempre gli stessi, i combattimenti con le armi, invece, ritengo siano stati semplificati in maniera eccessiva, infatti una volta contrattaccato un nemico è possibile iniziare una combo ed eliminarli tutti in una volta (questa è una meccanica inserita in ACB ma, andando avanti con i capitoli, quest’ultima ha reso i vari protagonisti delle macchine da guerra e ACBF rappresenta l’apice). 

È come se non ci fosse alcun grado di sfida, infatti è possibile finire il gioco senza mai morire e l’unico reale pericolo (come in tutti gli altri giochi) è la gravità.

Per quanto il gioco non mi sia dispiaciuto più di tanto, questo è il primo capitolo in cui non si assapora lo spirito primordiale che caratterizzò la saga all’inizio. Sembra di giocare ad altro e non ad un Assassin’s Creed. Il protagonista infatti non si riesce a capire bene se entri o meno nella confraternita degli assassini in quanto prima sembra accettare, poi si rifiuta di continuare questa vita, ma alla fine del gioco sulla bandiera della nave c’è il logo degli assassini, ecco il perché dell’aggettivo caotico.

Arriviamo adesso al momento in cui la saga entra di fatto nella nuova generazione, l’ottava per essere precisi (Ps4 e Xbox One). In questo caso ho apprezzato tantissimo la scelta degli sviluppatori di realizzare due giochi: Assassin’s Creed Unity e Assassin’s Creed Rogue. Entrambi usciti nel 2014, solo che il primo per la nuova generazione mentre il secondo per vecchia. Per quanto Ubisoft abbia fatto enormi sbagli con la saga li ho sempre reputati molto onesti, infatti AC Rogue uscì per tutti coloro che non poterono permettersi al lancio le nuove console.

Assassin’s Creed Rogue è la copia spudorata di Black Flag e, come già detto nell’articolo, qui vediamo i templari sotto una nuova veste. Il protagonista infatti (Shay Cormac) abbandona gli assassini per unirsi ai templari. Il gioco ci fa capire come anche gli assassini a volte possono sbagliare nella lotta per tenere lontani i templari dai frutti dell’eden. Il gioco non apporta nessuna novità alla saga ma è molto importante per la storia delle colonie, infatti qui ci vengono spiegate alcune cose che non avevano trovato risposta nei capitoli precedenti (la ferita di Achille gliela procura Hytham e Adewale viene assassinato da Shay). Inoltre è molto interessante il modo in cui AC Rogue si intreccia con Unity, il gioco uscito solo per la nuova generazione. Infatti all’inizio di Unity viene assassinato il padre di Arno ma per tutto il resto del gioco non verremo mai a sapere chi sia stato l’omicida. Quest’ultimo è proprio Shay e per scoprire questa piccolissima chicca bisogna recuperare Rogue.  

Assassin’s Creed Unity invece rappresenta la svolta dell’intera saga, la quale per molti anni era rimasta ancorata sempre allo stesso sistema di combattimento e la grafica per quanto migliorasse di capitolo in capitolo rimaneva sempre piuttosto bassa. Unity migliora tutto ciò. Il gioco è ambientato nella Francia della rivoluzione e devo dire che il colpo d’occhio durante la prima run è stato notevole. Notre Dame è una vera chicca, realizzata in scala 1:1 con una quantità di dettagli a dir poco sorprendenti. Si potrebbe dire che è fatta meglio quella in gioco che la reale cattedrale parigina. Notevole è anche tutta l’ambientazione, infatti è possibile osservare dettagliatamente tutto ciò che accadeva durante quel periodo storico e anche la ricostruzione è davvero accurata, non a caso sembra di vivere quel contesto.

Purtroppo non è oro tutto ciò che luccica e anche questo titolo presenta molti difetti, non solo legati alla storia, di cui parlerò tra poco, ma anche tecnici. A partire dalla prima versione infatti, il gioco presentava notevoli bug, non quelli stupidi che incontrandoli scappa anche una risata, ma bug che rendevano impossibile giocare al titolo. PG bloccato nelle pareti, cadute al di sotto della mappa, enorme difficoltà ad entrare nelle finestre. Tutto ciò nel corso del tempo è stato risolto ma di certo non ha dato al gioco un caloroso debutto, difatti, in seguito alle frequenti critiche, gli sviluppatori, per scusarsi, decisero di regalare il DLC (Death King).

Passiamo adesso all’aspetto storia che purtroppo rappresenta la pecca maggiore del gioco. Reputo che il titolo aveva tutte le carte in regola per essere il miglior gioco della saga ma invece è da considerarsi un’occasione mancata. Da questo momento in poi la saga inizia a soffrire di quel malanno che io amo definire “Ezio Auditore”, infatti non si è stato in grado di scrivere un protagonista che sia all’altezza del carismatico fiorentino. Tutti i PG sembrano essere delle blande imitazioni di Ezio e Arno non è da meno. Nonostante la buona presentazione, dopo svariate ore di gioco il personaggio cade nell’oblio della banalità e non risulta essere più interessante. Inoltre anche la sceneggiatura stessa è poco motivata e al tempo stesso scontata.

La scelta di una storia d’amore tra un templare ed un assassino è un’idea innovativa, perché spiega come tra due membri di fazioni opposte possano nascere dei sentimenti, ma anche in questo caso non è scritta a dovere e la conclusione la reputo completamente sbagliata.

Altra cosa che ancora oggi non mi è chiara, Arno appartiene all’ordine o no? Infatti ad un certo punto della storia il protagonista infrange uno dei dogmi della confraternita e per tal motivo viene scacciato da quest’ultima. Dopo una sessione in cui dovremmo andare in giro ubriachi (orribile), vediamo il protagonista tornare a Parigi con indosso le vesti dell’ordine. Il tutto però non è spiegato con un filmato ed inoltre sembra che Arno l’abbia fatto per dispetto. Questo non fa altro che peggiorare la situazione del personaggio nell’abito della sua storia. È come buttare benzina sul fuoco.

Più su parlavo della questione dei frutti dell’Eden, infatti adesso ricoprono il ruolo di ricompense ottenibili dopo aver sconfitto il boss finale. Sono resi come un oggetto da usare in end game oppure in NG+, e non più come qualcosa di raro e potente. Questo difetto purtroppo sarà presente anche in seguito. Non voglio che si fraintenda, Assassin’s Creed Unity non è brutto ma, se avessero fatto le cose come si devono, forse questo sarebbe stato il titolo più bello di tutta la saga, anche più di Assassin’s Creed 2

Avete presente quando fate un errore e carcate di risolverlo al meglio? Assassin’s Creed Syndicate (2015) è esattamente questo. Una toppa ad un buco enorme causato dai tanti errori fatti col precedente capitolo. Non voglio dilungarmi troppo su questo capitolo della saga ma sappiate che è quello che avrebbe dovuto essere Unity. Un gioco senza bug, senza problemi e con una storia (per quanto troppo semplice) lineare. La grande differenza rispetto al capitolo precedente è il cambio dell’ambientazione dalla Francia rivoluzionaria alla Londra della rivoluzione industriale. Sembra che gli sviluppatori abbiano voluto ricoprire un periodo storico senza avere un’idea ben chiara in testa. È come se avessero tirato a sorte e come risultato è uscita l’ambientazione della Londra Vittoriana. Sia ben chiaro, a me il gioco è piaciuto molto e anche i due protagonisti (Evie e Jacob Frye) sono davvero ben costruiti, ma più si va avanti con i capitoli più si sta perdendo lo spirito di un tempo. La saga si è trasformata in un grande prodotto commerciale, ricoprendo lo stesso ruolo che hanno i giochi sportivi. Se non avessero fatto scelte sbagliate probabilmente starei scrivendo un articolo completamente diverso. Forse starei parlando della saga videoludica più importante e bella dell’intera storia dei videogiochi; sì perché Assassin’s Creed poteva essere al pari di saghe come The Last of Us, Uncharted, God of War. Mi azzardo a dire che se non fosse caduta nella banalità sarebbe stata addirittura superiore alle altre saghe sopracitate.

La trilogia Mitologica, il GDR in Assassin’s Creed.

Da questo momento in poi la saga non sarà più la stessa, infatti i vari giochi di cui parlerò sono completamente diversi da quelli precedenti.

Avete letto benissimo, il genere GDR e Assassin’s Creed s’incontrano e da ciò sono nati tre giochi ambientati in epoche molto remote, addirittura prima di Altair.

Una cosa che innanzitutto ho apprezzato negli sviluppatori è il fatto di essersi presi molto più tempo per la realizzazione dei nuovi giochi, infatti dopo Syndicate, uscito nel 2015, si è dovuti aspettare il 2017 per il primo capitolo della saga mitologica.

C’è da dire che i nuovi giochi sono forse quelli che più mi hanno divertito, non a caso il GDR action è il mio genere videoludico preferito e non vi nego che ho passato mesi interi a completare l’esplorazione di tutte le mappe. Un gioco pieno di cose da fare, in cui non ci si annoia mai.

Ma anche qui sono da individuare le tante pecche che caratterizzano gli ultimi tre giochi.

Il primo capitolo in questione è Assassin’s Creed Origins (2017), il quale sarà anche il primo capitolo della nuova protagonista nel presente, ovvero Layla Hassan. Ex membro dell’abstergo divenuta poi assassina.

Ambientato nell’antico Egitto, Origins ci mostrerà quali sono state le cause che spinsero Bayek e Aya (sua moglie) alla fondazione dell’ordine che inizierà a combattere i templari. Ho amato tantissimo la storia del titolo perché effettivamente un approfondimento sull’origine di tutto mancava alla saga. Il titolo ci mostra come un ordine (Gli Antichi) stia pian piano prendendo il controllo di tutto l’Egitto; ovviamente le loro azioni sono molto segrete e fatte col favore delle tenebre dunque nessuno è a conoscenza delle loro attività, nemmeno Bayek.

In seguito ci sarà l’uccisione di suo figlio (Khemu) proprio per ordine degli Antichi e il nostro medjay (erano dei guardiani che avevano giurato di proteggere il proprio faraone e la propria nazione) giustamente non rimarrà con le mani in mano, mettendosi alla ricerca di tutti i responsabili. Verso la fine del titolo Bayek si renderà conto che il destino subito da suo figlio potrebbe colpire molti altri in Egitto, dunque decide di fondare l’ordine degli Occulti (primo nome della confraternita) che combatterà gli Antichi (la versione primordiale dei templari). Un aspetto interessante è che sua moglie Aya aiuterà alla fondazione di tutto, però, per evitare che il loro amore potesse in qualche modo intaccare i lavori degli Occulti, decidono di separarsi. Aya fonderà l’ordine degli Occulti a Roma (verso la fine si rendono conto che quello che stanno combattendo è molto più grande di quanto si pensi) e qui cambierà il suo nome in Amunet. È proprio uno degli assassini visti in AC2 o, per meglio dire, uno dei possessori dei sigilli che ci permettono di sbloccare l’armatura di Altair nel secondo capitolo della saga. Ho apprezzato tantissimo questa scelta perché finalmente si è dati un maggiore backgrounds a questi assassini sconosciuti. Inoltre si scopre anche la nascita del simbolo dell’ordine, infatti verso la fine Bayek lascia cadere un amuleto appartenuto a Khemu, il teschio di un’aquila, che imprime nella sabbia, un disegno che diventerà poi il simbolo degli Assassini. Oltre all’origine dell’ordine abbiamo modo di capire come la lama diverrà l’arma simbolica e il perché del sacrificio dell’anulare. È Aya a consegnare a Bayek la lama il quale, durante una colluttazione con un bersaglio, perde il dito della mano. Da qui tutti gli altri membri dell’ordine, per onorare il medjay, decidono di tagliarsi a loro volta l’anulare.

Altro elemento di forza del titolo, ma fondamentalmente di tutta la trilogia mitologica, è la vastità del mondo di gioco. Il titolo ci permette di visitare tutto l’Egitto antico incontrando personaggi di rilievo, da Cleopatra a Giulio Cesare, e devo ammettere che la ricostruzione storica non è malvagia. 

Origins è il primo capitolo dove la saga incontra il genere GDR e purtroppo devo ammettere che il lavoro svolto dagli sviluppatori non eccelle affatto. Il grande problema è il sistema dei danni. Infatti dopo la metà del titolo noi saremo letteralmente troppo forti e non ci sarà più competitività. Ma la cosa che maggiormente ho odiato è l’aver eliminato la caratteristica tipica della saga, ovvero l’uccisione al primo colpo con la lama celata. Infatti anche quest’ultima dipenderà dalle statistiche.

Il motivo per cui questa è definita saga mitologica lo si scopre con uno dei DLC, cioè La maledizione dei Faraoni il cui titolo dovrebbe far capire molto. Qui gli sviluppatori hanno usato un po’ troppo la fantasia a parer mio, in quanto alla mela dell’eden hanno dato troppo potere. Infatti quest’ultima non solo sarà in grado di risvegliare i passati faraoni ma ci darà modo di accedere ai mondi dell’aldilà. Perché fanno una cosa bella e cento no?

Dopo l’esordio di Origins nel 2017 uscì il seguito cioè Assassin’s Creed Odyssey che definirlo un Assassin’s Creed mi sembra un po’ troppo. Ambientato nell’antica Grecia (400 anni prima di Origins) durante la guerra del Peloponneso, Odyssey ci mostra le vicende di Cassandra discendente di Leonida e antenata di Aya. In realtà all’inizio si può scegliere il genere del protagonista ma è la donna ad essere canonica. Ella durante le sue vicende si imbatte nella Setta di Cosmos che per farvela breve è la versione primordiale degli Antichi (visti in Origins), e la storia ci fa comprendere di come questa lotta tra bene e male potrebbe durare in eterno. Odyssey a parer mio migliora il gameplay visto nel capitolo precedente andando a realizzare un combattimento molto più equilibrato. Nonostante tutto questo è il gioco dove ho visto meno gli elementi tipici di Assassin’s Creed, manca la lama celata, non c’è alcun riferimento all’ordine degli assassini. L’unico elemento tipico è la spada di Leonida che è un frutto dell’eden. Bisognerà aspettare il primo DLC (L’eredità della prima lama) per vedere riferimenti espliciti alla saga. Qui infatti incontreremo Darius (lo stesso della Villa di Monteriggioni) che è il primo ad utilizzare una lama celata. In seguito scopriamo che Cassandra s’innamora del figlio di Darius e da questa relazione nascerà un figlio, il quale poi andrà in Egitto col nonno ed è qui che si spiega la discendenza con Aya. L’elemento mitologico è presente nel secondo DLC (Il destino di Atlantide) dove a parer mio si è toccato il fondo. I frutti dell’Eden sono diventati la chiave per realizzare qualsiasi cosa, e ciò rende il tutto troppo banale e senza senso.

Infine si giunge, a parer mio, al miglior capitolo di questa trilogia ovvero Assassin’s Creed Valhalla. Questo è ambientato durante le invasioni vichinghe in Bretagna e si ispira alle leggende di Ragnar Lodbrok, non a caso è possibile incontrare i suoi figli durante la storia. Il protagonista è Eivor (anche qui è possibile scegliere il genere all’inizio) che devo ammettere è un personaggio davvero ben scritto, forse il migliore da Unity.

Valhalla è il gioco che maggiormente spiega il concetto ludicità. È il gioco che mi ha divertito di più, anche più di Assassin’s Creed 2. Le razzie, i combattimenti, le esplorazioni sono fatte in maniera egregia. È il capitolo dove l’unione tra gdr e Assassin’s Creed è fatta al meglio.

È un titolo dove è presente l’elemento “Assassini”, che qui si chiamano ancora Occulti (assente invece in Odyssey), ma sempre in minoranza rispetto ai primi giochi. All’inizio si sentiva il peso che portava Altair o Ezio e si percepiva l’importanza dei compiti che svolgevano, qui invece sembra concentrarsi tutto sulle vicende personali dei vari protagonisti e non su quello che conta in una saga come questa.

L’elemento mitologico è caratterizzato dal fatto che gli Dei norreni in realtà erano degli Isu ed Eivor è il discendente di Odino.

Con questo gioco si chiude anche la trilogia di Layla Hassan, infatti alla fine utilizzando il bastone di Ermete Trismegisto (recuperato in Odyssey) si unisce all’Yggdrasill e incontra un misterioso essere che si fa chiamare l’Interprete (probabilmente la proiezione dello stesso Desmond), che le dice che le sue azioni hanno solo ritardato il cataclisma: per evitarlo, i due dovranno analizzare tutti i futuri possibili; ciò richiede però il sacrificio di Layla, che decide di rimanere nella simulazione per sempre.

Considerazioni finali e sguardo al futuro

Assassin’s Creed è una saga che ha segnato per sempre il corso videoludico, una saga in grado di riprodurre fedelmente un periodo storico e riportarlo a schermo. Inutile dire che le scelte fatte hanno contribuito a far decadere il titolo nella banalità. I giochi rimangono tutt’ora dei buoni titoli ma non sono più delle perle ma degli ottimi casual game; la saga aveva tutte le carte in regola per essere la migliore sul mercato ma purtroppo tante sono state le scelte sbagliate. Forse questo è dovuto anche ai troppi cambi di direzione artistica, infatti i giochi non sono diretti sempre dalla stessa persona. Probabilmente questo ha contribuito a rendere la saga così diversa dal passato, perché ogni direttore aveva un’idea differente che poi veniva sviluppata in seguito.

Ultimamente c’è stato un evento Ubisoft dove sono stati mostrati i progetti futuri, e a malincuore devo dire che difficilmente la saga si riprenderà in futuro. È stato annunciato un servizio nel quale saranno caricati periodicamente tutti i nuovi contenuti, probabilmente sarà un servizio a pagamento e ciò può essere preso come prova evidente di come il gioco ormai è diventato un prodotto per far soldi e non per il gusto di farlo. Certo continuerò a comprare i titoli ma non più al day one come facevo un tempo, dove valeva la pena spendere 70 euro per un gioco, ma li prenderò in un secondo momento quando saranno scontati così come tutti i casual game presenti sul mercato.

Il prossimo gioco sarà Assassin’s Creed Mirage che dovrebbe uscire quest’anno e sarà ambientato 20 anni prima di Valhalla. Il protagonista sarà Basim e vedremo come quest’ultimo si sia unito agli assassini. Dal trailer è possibile vedere la costruzione di Alamut un luogo noto per chi conosce la storia di Altair. A detta degli sviluppatori il gioco avrà un sistema nuovo o meglio ci sarà un ritorno al passato, infatti non ci saranno più elementi tipici dei gdr ma di nuovo il gameplay dei vecchi giochi, ovviamente rimodernati. Però quello che mi allarma di più è proprio il prezzo del titolo, cioè 50 euro. Non so voi ma a me questo sembra essere il contentino che gli sviluppatori daranno ai puristi della saga.

Oltre a Mirage sono stati annunciati anche altri 3 giochi: il primo è stato indicato con il nome di Red e dovrebbe essere ambientato nel Giappone feudale con un ritorno alle meccaniche viste nella trilogia mitologica; il secondo per smartphone chiamato Jade e un altro ancora che a detta degli sviluppatori dovrebbe essere completamente diverso dal passato con qualche meccanica horror chiamato Hexe. I nomi non sono quelli ufficiali del titolo ma in futuri riveleranno quelli effettivi.

Forse sarò pessimista ma vedo sempre più buio nel futuro di questa saga.

Giuseppe Cangiano