Hogwarts Legacy, la grande fatica di Avalanche

C’è da fare una premessa: non sono un fan accanito della saga di Harry Potter, ma considero l’opera come un eccellente racconto fantastico e di formazione. La storia costruita dalla Rowling è una di quei fenomeni benedetti da grande ispirazione di chi scrive e da il giusto contesto storico, in grado di carpirne i contenuti e di dargli il giusto valore. E non sono sorpreso dall’universo espanso che si sta andando sempre di più a creare. Le grandi storie spesso vengono ampliate dagli stessi autori, proprio perché il fuoco di quell’ispirazione difficilmente tende a spegnersi e spesso non trova abbastanza spazio per essere espresso. Dall’altra parte è anche ovvio che queste storie diventano anche un brand e che spesso si batta il ferro finché è caldo, questo a volte rischia di tirar fuori cattivi prodotti, ma quando c’è dietro una buona idea il tutto prende la giusta forma. Dopo la storia di Harry Potter abbiamo quindi avuto i film con protagonista Newt Scamander ed infine “Hogwarts Legacy”, un titolo che verrà ricordato come la grande fatica Avalanche Software, ma anche come un lavoro che ha creato intorno a sé tanto rumore.

Colei che non deve essere nominata

Prima di approfondire la mia personale esperienza sul titolo di Avalnche mi sento in obbligo a fare una piccola riflessione sui tanti tentavi di boicottaggio, oltretutto inutili, che ha dovuto subire. E la causa di tutto ciò è ovviamente l’autrice, J. K. Rowling, e dei suoi tweet accusati di transfobia. In questo articolo non ho intenzione di dilungarmi troppo su questo punto, anche perché preferirei rimandare la discussione sul nostro podcast (ci trovate online sul canale Twitch “teamforatini”) in modo tale da poter rendere la cosa un dibattito più dinamico su cui poter ragionare. Se però avete voglia di approfondire vi rimando ad un articolo scritto da Stefania Sperandio dal titolo “Hogwarts Legacy è assurto a bilancia morale di un dialogo impossibile ai tempi dei social”. Penso sia uno dei pezzi più interessanti degli ultimi tempi, nonché un ottimo spunto di riflessione sull’aspetto sociale del videogioco. C’è da dire sicuramente che dai tweet le idee della Rowling risultano essere prima di tutto confuse, sembra spesso confondere sesso biologico, genere e orientamento sessuale, e a volte ambigue. Sono state le reazioni dall’esterno che però hanno mosso il mio interesse. Ho trovato sacrosante le critiche e le richieste di chiarimenti da parte delle varie comunità, ma molto sbagliate le parole violente mosse all’autrice che hanno, a mio avviso, solo polarizzato la discussione. Hanno invece scatenato una profonda riflessione in me il trattamento riservato alle sue opere e per tutto quello che ne è derivante. Da una parte troviamo un’autrice contemporanea che si pone tutt’ora in una posizione non perfettamente chiara, dall’altra un successo letterario, e che piaccia o no, importante e immortale, come Harry Potter. Ed è qui che si fanno largo le classiche domande: dovremmo dividere l’opera dall’autrice? Considerarle come due entità separate? Rispondere sì o no è, a mio avviso, una iper – semplificazione che non fa altro che polarizzare il discorso creando due schieramenti. Di sicuro chi ha letto la saga di Harry Potter può confermare che non solo è un ottimo racconto fantastico, ma anche un romanzo di formazione in cui qualsiasi adolescente può rivedersi ed immedesimarsi. Le esperienze, gli amori, i dubbi, le paure, la crescita e il rapporto con lo studio e i coetanei possono avere forme differenti da individuo a individuo, ma nella sostanza sono esperienza che appartengono a tutti e che tutti in qualche modo viviamo. Inoltre, chiunque abbia letto i libri della Rowling può dire tutto, tranne che al suo interno vi siano messaggi di odio, anzi, è una storia che fa dell’amore il potere più grande. Dobbiamo però fare un ulteriore riflessione: l’autrice è una nostra contemporanea, la rende parte attiva dei nostri eventi sociali. Di sicuro le sue opere non meritano una damnatio memoriae, non trovo accettabile che un’opera sia cancellata dall’esistenza per colpa del suo autore. Se ragionassimo così non dovremmo leggere il “Mein Kampf” di Hitler, o le opere di d’Annunzio, persino Dante potrebbe essere estremamente criticato per alcuni contenuti dei suoi scritti. Quello che a noi serve in questa situazione, da contemporanei, è una profonda consapevolezza. La consapevolezza del valore dell’opera, ma anche del fatto che acquistandola i guadagni andranno ad una persona con cui non condividiamo le idee. Detto questo, è il momento di parlare di quello che è accaduto intorno al titolo “Hogwarts Legacy”. Sono tante le voci che si sono alzate incoraggiando il boicottaggio del gioco. Si è arrivati al proibire in alcuni ambienti il pronunciare il nome dell’autrice (cosa alquanto paradossale se pensiamo a ciò che accede in Harry Potter) e al parlare del titolo. Alcuni streamer sono stati addirittura attaccati con accuse di transfobia con annessi tentativi di report. Sul fronte inverso il gioco è stato ampiamente apprezzato dalla critica, ha venduto e sta vendendo molto. E questo è un bene. Prima di tutto, come in molti sanno, il titolo non ha visto il coinvolgimento della Rowling. Il boicottaggio avrebbe solo creato un grosso danno ai tanti che hanno lavorato dietro quest’opera. Avalanche Software si è trovato davanti una grande sfida, un gioco enorme per i loro standard. Ma il team si è preso tutto il tempo necessario, ha lavorato curando i minimi dettagli e il frutto del loro lavoro è ottimo e apre la strada a quella che potrebbe essere una promettente saga ambientata nel mondo magico.

Magia e tanto cuore

Messe da parte le tante, e a mio avviso inutili, polemiche penso sia il caso di parlare dell’esperienza che mi ha a regalato “Hogwarts Legacy”. Fin dal suo inizio il titolo pone l’accento su un particolare tema: l’avventura. Mentre io mi aspettavo di passare le mie prime ore tra smistamento e giri nel castello, la storia mi ha catapultato subito nell’azione, tra enigmi e nemici. Ho quindi potuto percepire il mondo magico di Harry Potter sotto una luce diversa, ma che allo stesso tempo non si allontanava da quello che libri e film avevano forgiato nella mia mente. Il gioco è riuscito quindi ad immergermi da subito nel suo periodo storico nelle dinamiche che da lì in poi avrebbero mosso le fila della trama. Una delle cose che più ero curioso di provare era il sistema di combattimento, mi chiedevo se Avalanche fosse in grado di creare degli scontri a suon di incantesimi senza che questi fossero monotoni e statici. I primi scontri hanno dissipato ogni dubbio. Combattere con la bacchetta tra le mani non richiede solo di star fermi a lanciare incantesimi, ma è richiesto invece avere dei buoni tempi di risposta, parare gli attacchi degli avversari, spostarsi, scegliere il giusto incantesimo e saperlo anche concatenare con altri per poter creare effetti diversi. Una volta arrivato ad Hogwarts ho preso parte alla cerimonia per lo smistamento, sono stato assegnato a Corvonero, e mi sono diretto nella sala comune. Da qui ho potuto ammirare la parte migliore di tutto il gioco: le ambientazioni e le atmosfere. Tutto si può dire di “Hogwarts Legacy”, tranne che non sia in grado di immergere il giocatore nel suo mondo. È vero i personaggi e le loro intelligenze artificiali non riescono a dare quel tocco di vita che vorremmo vedere, ma questa mancanza è pienamente compensata dal castello. Il castello di Hogwarts trasuda di magia e di vita. Le scale si muovono, le statue parlano e litigano tra di loro, i quadri discutono animatamente e ci sono un’infinità di segreti. Ricordo di essere passato di fronte l’ufficio del preside e di aver preso una ramanzina da uno dei gargoyle di pietra che vi erano all’esterno. Pix, il famoso poltergeist, spunta improvvisamente senza preavviso dal pavimento o dalle pareti tormentando gli studenti, strumenti musicali suonano da soli per i corridoi, scheletri di animali magici si muovono seguendoti con lo sguardo. Anche di notte il castello riesce a regalare sorprese con i fantasmi che fluttuano in giro ed elfi domestici intenti a svolgere le pulizie. E questa magia che permea il castello si estende anche al di fuori. Ad Hogsmeade i manichini nei negozi si muovono, i calderoni mescolano misteriosi intrugli e i gufi volano tra le case. L’esplorazione della foresta proibita, delle varie grotte e catacombe è stata però la mia parte preferita. Le prime volte che mi sono addentrato tra i boschi camminavo lentamente per il timore di essere attaccato da qualche creatura. A volte qualche gruppo di centauri può passarti vicino, la prima volta ho provato a e seguirli addentrandomi sempre di più nella selva. All’interno di rovine e catacombe l’atmosfera diventa ancora più cupa, però era così affascinante muoversi nel buio utilizzando come unica luce quella dell’incantesimo Lumos che ho assaporato ogni momento dell’esplorazione. Anche in questi ambienti la magia anima tutto, statue si spostano e pavimenti si muovono trascinandoti all’interno di pareti che si aprono pronte ad inghiottirti. Quello che io ritengo essere il punto debole del titolo, sorvolando su alcuni bug che spero vengano al più presto risolti, è la trama principale. Non l’ho trovata brutta, ma fiacca. La storia della rivolta dei goblin e del mistero della magia antica poteva essere gestita meglio, manca quel mordente che trascini il giocatore. Se però da una parte la trama principale risulta essere non eccelsa, dall’altra troviamo le numerose storie e missioni secondarie. Le storie dei tanti comprimari, dei professori, degli abitanti dei vari villaggi, i misteri del mondo e di Hogwarts mi hanno spinto a completare il gioco al cento per cento un qualcosa che raramente mi capita. E anche questo aspetto in qualche modo richiama un po’ l’atmosfera dei libri. Da un lato gli avvenimenti del mondo, dall’altra le vite scolastiche degli studenti, le loro avventure, sentimenti, cadute e rivincite.

Bacchette in posizione

Altra nota che ho trovato estremamente positiva è il sistema di combattimento. Dalle prime immagini ero rimasto dubbioso, temevo che gli scontri fossero troppo statici e di conseguenza noiosi a lungo andare. Niente più sbagliato. Gli incantesimi inseriti nel gioco sono ben pensati e la loro concatenazione è in grado creare coreografie divertenti, inoltre il sapiente uso di parate e schivate rende il tutto più dinamico. Anche il diverso numero di nemici l’ho trovato interessanti, più volte ho dovuto pensare a diversi modi di cambiare strategia all’interno dello stesso scontro. Ricordo di aver passato ore in giro per la mappa a cercare tutti i nemici famigerati che vi erano nel mondo di gioco e ognuno di loro mi ha regalato dei combattimenti avvincenti, ma non troppo complessi.

Possiamo aspettarci grandi cose da te, Avalanche

Vorrei concludere questo breve pezzo per riflettere un po’ su quello che Avalanche è riuscito a fare. Attualmente sono uscite le versioni “old gen” di “Hogwarts Legacy”, all’appello manca solo la versione Switch, e i risultati sono ottimi e il gioco si comporta più che dignitosamente. Questo dimostra non solo il talento del team di sviluppo, ma anche la loro consapevolezza delle loro capacità. Si sono presi tutto il tempo necessario per creare una bellissima esperienza nel mondo di “Harry Potter”, imperdibile per i fan, e uno dei giochi migliori di questo anno. Grazie agli ottimi risultati ottenuti, e agli incassi, penso sarà scontato vedere un seguito per questa saga e penso che possiamo aspettarci davvero grandi cose da Avalanche. Ovviamente il gioco ha anche dei problemi, il più grave che ho incontrato è quello di un bug legato al completamento dei trofei, pur avendo completato il gioco al cento per cento il gioco non registra i miei traguardi e questo mi priva del tanto faticato “platino”. C’è tanto di buono in “Hogwarts Legacy” e tanto ancora che si può migliorare, ma sono certo che se Avalanche lavorerà con l’impegno e la serietà che hanno dimostrato con questa loro “opera prima”, potremmo trovarci nei prossimi anni ad immergerci nel mondo magico, un mondo che ha talmente tanto cuore e fascino che sarà difficile lasciare.